Accolto il ricorso della difesa dell’ex presidente della Camera, Irene Pivetti. Il processo a suo carico è da rifare.
La Corte di Cassazione ha disposto un nuovo processo d’appello per Irene Pivetti, ex presidente della Camera, condannata a quattro anni di reclusione nell’ambito dell’inchiesta che riguarda presunti reati di evasione fiscale e riciclaggio legati a una presunta finta compravendita di tre Ferrari Granturismo destinata al gruppo cinese Daohe nel 2016.

Irene Pivetti: condanna annullata e nuovo processo
La decisione su Irene Pivetti è arrivata dopo il ricorso presentato dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Filippo Cocco. Durante l’udienza davanti alla seconda sezione penale della Cassazione, il procuratore generale aveva invece chiesto la conferma della sentenza emessa in secondo grado. I giudici della Suprema Corte hanno però annullato il verdetto con rinvio, disponendo un nuovo esame del caso davanti alla Corte d’Appello di Milano. “Siamo molto soddisfatti”, ha dichiarato il legale dell’ex parlamentare.
Lo scorso dicembre i giudici milanesi avevano confermato la condanna inflitta dal Tribunale, oltre alla confisca, non ancora definitiva, di circa 3,5 milioni di euro già sequestrati nell’ambito dell’indagine coordinata dal pubblico ministero Giovanni Tarzia e condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza.
Nel procedimento erano state confermate anche le condanne a due anni, con pena sospesa e non menzione, per il pilota di rally ed ex campione Granturismo Leonardo “Leo” Isolani e per la moglie Manuela Mascoli.
Le accuse e i dettagli sul ricorso accettato
Secondo l’accusa, la società Only Italia, riconducibile a Pivetti, avrebbe avuto un ruolo di intermediazione nelle operazioni commerciali del Team Racing di Isolani, che avrebbe cercato di sottrarre alcuni beni al fisco, a fronte di un debito tributario di circa cinque milioni di euro. Tra questi figuravano le tre Ferrari Granturismo, che sarebbero state coinvolte in una vendita fittizia e successivamente trasferite in Spagna.
Per gli inquirenti, l’unico bene realmente ceduto sarebbe stato il marchio della Scuderia Isolani associato al logo Ferrari, acquistato da Pivetti per 1,2 milioni di euro e poi rivenduto alla società cinese per 10 milioni. L’ex esponente della Lega ha sempre respinto ogni accusa, dichiarandosi innocente. Nel frattempo, la Procura di Milano ha recentemente chiuso anche un’altra indagine che coinvolge Pivetti e altre otto persone sulla compravendita dalla Cina di mascherine per 35 milioni di euro durante l’emergenza Covid.