La storia di Juana Barraza Samperio, detta “La Mataviejitas”, condannata in Messico a 759 anni di carcere per l’omicidio di 16 donne anziane e per diversi capi di rapina.
Juana Barraza Samperio è una delle figure più note della cronaca criminale messicana. Per anni venne cercata con il soprannome di “La Mataviejitas”, la “ammazzavecchiette”, perché le vittime erano donne anziane, spesso sole, uccise nelle loro abitazioni a Città del Messico.
Prima dell’arresto, gli investigatori seguirono piste sbagliate e ipotesi contraddittorie. Il killer veniva spesso immaginato come un uomo o come una persona travestita. La svolta arrivò il 25 gennaio 2006, quando Barraza fu fermata dopo essere stata vista uscire dalla casa dell’ultima vittima, Ana María de los Reyes Alfaro, trovata strangolata.
Nel 2008, Juana Barraza venne condannata a 759 anni di carcere per l’omicidio di 16 donne anziane e per 12 capi di rapina. Il suo nome resta legato a un caso giudiziario che colpì il Messico non solo per il numero delle vittime, ma anche per il profilo sociale delle donne uccise: persone vulnerabili, anziane, spesso sole, trasformate in bersagli dentro le proprie case.

Juana Barraza Samperio: le anziane sole e il falso aiuto per entrare in casa
Il caso esplose nella capitale messicana dopo una serie di omicidi con caratteristiche simili. Le vittime erano donne anziane, spesso sole, avvicinate con un pretesto e poi uccise all’interno delle loro abitazioni. L’assassina riusciva a ottenere fiducia presentandosi come una persona pronta ad aiutare: poteva offrire assistenza, accompagnare le donne con la spesa, chiedere lavoro domestico o fingersi infermiera o assistente sociale.
Quella modalità rese l’indagine particolarmente complessa. Le vittime non venivano aggredite in strada, ma in luoghi che avrebbero dovuto proteggerle. L’ingresso in casa avveniva attraverso una forma di fiducia costruita in pochi minuti, sfruttando età, solitudine e bisogno di assistenza.
Secondo le ricostruzioni dell’accusa, Barraza usava diversi oggetti per strangolare le vittime: cavi telefonici, calze o anche uno stetoscopio. In altri casi le donne vennero colpite fino alla morte. Dopo gli omicidi, l’abitazione veniva derubata. Per questo la condanna non riguardò soltanto gli omicidi, ma anche i reati patrimoniali collegati.
La stampa messicana e internazionale costruì attorno al caso un’immagine potente: una donna robusta, con un passato nella lucha libre, conosciuta come “La Dama del Silencio”, capace di muoversi senza destare sospetti in un’indagine che per lungo tempo aveva cercato un profilo diverso.
L’arresto del 2006 e la condanna a 759 anni
La cattura arrivò il 25 gennaio 2006. Barraza venne fermata dopo l’omicidio di Ana María de los Reyes Alfaro, anziana trovata strangolata con uno stetoscopio. Quel dettaglio diventò subito centrale, perché richiamava uno degli elementi già emersi nelle ricostruzioni sugli omicidi precedenti.
Al momento dell’arresto, la sorpresa fu anche investigativa. Per mesi, la figura cercata era stata raccontata come un assassino difficilmente riconducibile a una donna. Barraza, invece, corrispondeva ad alcuni identikit: capelli corti, corporatura forte, lineamenti marcati. Secondo le fonti giornalistiche, portava con sé oggetti compatibili con la copertura usata per avvicinare le vittime, come uno stetoscopio e documenti legati a pratiche assistenziali.
Il processo si chiuse nel 2008 con una pena simbolicamente enorme: 759 anni e 17 giorni di carcere. La sentenza riconobbe la responsabilità per 16 omicidi e 12 rapine. Il numero di delitti attribuiti alla figura della “Mataviejitas” era stato più alto nelle indagini e nel racconto pubblico, ma la condanna fissò il perimetro giudiziario su sedici vittime.
Oggi Juana Barraza resta detenuta in Messico. Il caso continua a essere raccontato per la sua anomalia criminale, ma il centro della vicenda rimane il profilo delle vittime: donne anziane, spesso dimenticate, uccise dopo aver aperto la porta a una persona che si presentava come aiuto. La storia della Mataviejitas è anche la storia di quella fiducia trasformata in trappola.